La carriera si fa alla macchina del caffè!

Camera_Café_bicchiere

 

Una mattina, più di 10 anni fa, mi trovai alla macchina del caffè con un dirigente d’ azienda che in precedenza aveva ricoperto posizioni analoghe presso una società italiana molto molto importante. Non ricordo con precisione di cosa stavamo discutendo, ricordo però che ad un certo punto mi disse: “Sai Roberto, la carriera si fa alla macchina del caffè!”. Io gli risposi “Beh, la macchina del caffè può aiutare, ma quello che conta sono i risultati, no?”. Lui mi guardò dall’alto verso il basso per due volte. La prima perché era (ed è spero) un uomo molto alto, la seconda perché aveva abbondantemente superato i cinquant’ anni e per molti anni aveva ricoperto ruoli apicali in una azienda primaria per davvero, capendo molte cose. Mi guardò negli occhi, mi sorrise e mi disse: “Sono i risultati che possono aiutare”. Quello che mi disse, non mi piacque e non mi piace neppure adesso. Negli anni a seguire questa cosa della macchina del caffè è saltata fuori molte volte in circostanze diverse, ed è interessante analizzare questo pensiero diffuso, capirne l’origine e le conseguenze.

Come si può tradurre la frase: “la carriera si fa alla macchina del caffè”? Proviamo con:  “la cosa che conta di più per far carriera sono le relazioni”. Mah sì… funziona, molto polite, un po’ fuori contesto in situazioni manufacturing, non siamo mica al consolato a risolvere una crisi internazionale, dove, per inciso, le relazioni sono un mezzo per definire il do ut des…mahPossiamo provare a essere più plebei, traducendo così: “la carriera si fa leccando il culo”. Oh! Questa mi sembra più schietta! meno vaga, quantomeno è come l’ho capita io. Ma cosa significa leccare il culo? In senso metaforico ovviamente. Significa accettare di essere sudditi sia nello svolgimento delle mansioni, sia soprattutto, nell’atteggiamento psicologico. Significa anche pretendere sudditanza se e quando la persona che l’ha subita raggiungerà una posizione di potere, innescando così il celeberrimo circolo vizioso. Mi viene in mente una frase della canzone “Quelli che ben pensano” di Frankie hi-nrg: “Forti con i deboli zerbini coi potenti” che con poche parole riassume in maniera magistrale il concetto.

E i risultati? possono aiutare, mi disse. Ok quindi sono il contorno ma non la portata principale. Negli anni ho riconsiderato quella affermazione, che avevo ritenuto troppo estrema e pessimistica, arrivando a pensare che la maggior parte delle volte sia esattamente così. Personalmente ho potuto constatare che spesso i risultati oggettivi sono addirittura dannosi per chi li produce, nel momento in cui mettono in luce l’incapacità e l’incompetenza di quei superiori che sono abili soprattutto alla macchina del caffè, pur non essendo baristi.

Ma come mai gli italiani sono così inclini a questa forma mentis, quali sono le origini? Possiamo cercare la risposta nell’antica Roma, nel concetto di “cliens”:

Il “cliens” era quel cittadino che, per la sua posizione svantaggiata all’interno della società, si trovava costretto a ricorrere alla protezione di un “patronus” o di una intera “gens” in cambio di svariati favori, talvolta al limite della sudditanza (applicatio) fisica o psicologica.

Dal “cliens” deriva l’attuale concetto clientelismo:

Sistema di relazioni tra persone che, accomunate da motivi di interesse, si scambiano favori, spesso a danno di altri.

Sono convinto e non sono l’unico, che Il clientelismo sia il vero problema dell’Italia. Continuando nel giochino delle derivazioni si arriva facilmente alla corruzione, alle mafie e all’attuale raccapricciante situazione politica, sulla quale evito aprire una parentesi perché sarebbe infinita. Sotto il link al rapporto della commissione europea sulla lotta alla corruzione, giusto per avere sottomano qualche dato ufficiale.

La lotta alla corruzione – Unioncamere – Bruxelles

 

All’estero l’Italia viene associata alla mafia, la pizza, il mandolino… e recentemente anche al bunga bunga! Bene per la pizza e il mandolino! però azz, ci sono anche la mafia e il bunga bunga…non è il massimo. Poi si sa, quando in molti dicono una cosa molto spesso è vera o comunque ha un fondo di verità. Sembra che tutti abbiano dimenticato le capacità del nostro popolo, italiani compresi e questo mi rattrista.

Ok, abbiamo parlato delle origini del clientelismo, ma le conseguenze? Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: l’Italia non riesce a mantenere il passo degli altri paesi sviluppati perché i nostri limiti culturali ci frenano, molto di più che altrove. La scarsissima meritocrazia uccide la competitività e l’efficienza. In questi ultimi anni, questi due fattori, sempre più importanti per la sopravvivenza economica, sono stati molto penalizzanti per il nostro paese. In Italia i quattro pirla che lavorano si ammazzano di straordinari (in genere non retribuiti), in proporzione guadagnano molto meno dei corrispettivi tedeschi o olandesi che lavorano meno ore di noi, faticano a coprire le spese, non hanno i servizi che offrono i paesi più evoluti e ultimamente non possono nemmeno contare sulla scuola e sulla sanità pubblica, ex fiori all’occhiello del nostro paese. Non parliamo di coloro che non lavorano. L’ingegno ed il senso estetico propri del nostro popolo non sono più sufficienti, inoltre i nostri migliori cervelli se ne vanno all’estero. Gli investitori stranieri si sono impossessati di molte delle nostre migliori aziende, che noi italiani pretendiamo di gestire dalla macchina del caffè, ovviamente senza riuscirci. I drammatici problemi di occupazione e di crescita economica, non a caso, ci accomunano solo agli altri paesi con elevato tasso di corruzione.

Ok, ma allora cosa possiamo fare? Possiamo provare a diventare più onesti…oppure no, mentre più o meno tutti ci cagano in testa, possiamo fare una pausa e andare a fare quattro chiacchiere alla macchina del caffè!

R. Scaglioni

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